deepblu Lo squalo bianco più grande al mondo (riprese video)

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deepbluLei è DEEPBLU lo squalo bianco più grande di sempre, o meglio lo squalo bianco più grande mai filmato.

Misura oltre 7 di metri di lunghezza e si stima che raggiunga i 5,000 chili di peso. Questo video è stato girato  al largo dell’isola di Guadalupe in Messico.
Uno squalo del genere per arrivare a quelle dimensioni impiega circa 50 anni che dovrebbe essere proprio l’età di questo esemplare. Sembra quasi abbiano riesumato un’antico megalodon (il megalodon era uno squalo preistorico di notevoli dimensioni che regnò nei nostri  mari fino a 3 milioni di anni fa).

guarda il video:

CROCE DI SANT’ANDREA – L’uso di acqua mediterranea nell’acquario marino tropicale.

L’uso di acqua mediterranea

PREFAZIONE

E’ sicuro nei nostri acquari di barriera fare il cambio con acqua del  Mar Mediterraneo diluita?

Con l’acqua mediterranea diluita c’è’ la possibilità di immettere in vasca agenti patogeni e micro organismi dannosi per il nostro reef?

Perchè molti consigliano vivamente di usare solo sali specifici,  quando altri usano l’acqua mediterranea diluita ed hanno acquari mostruosamente in salute?

Si lo so in molti ci siamo fatti sempre questo tipo di domande generando linee di pensiero diverse, …..ma alla fine a chi bisogna credere? Ve lo dico io! CREDETE A TUTTI E ALLO STESSO TEMPO  A NESSUNO! 😀 …. 

In questo articolo infatti non parleremo dei punti interrogativi citati e cioè se sia utile farlo, se sia conveniente, dannoso, pericoloso oppure del semplice fatto che prelevare acqua dal mediterraneo sia VIETATO!!!! …… parleremo soltanto del metodo di diluizione dell’acqua mediterranea visto che ho notato che molti che la usano periodicamente tralasciano alcuni fattori molto importanti.

PS: SE LA USI NON PRELEVARE MAI ACQUA DA PORTI O ZONE ANCHE MINIMAMENTE  E POTENZIALMENTE A RISCHIO CONTAMINAZIONE.

DILUIZIONE DELL’ACQUA MEDITERRANEA.

Supponiamo di aver deciso di fare un bel cambio con acqua prelevata dal mediterraneo alla nostra tinozza tropicale (dimenticandoci tutti i retroscena possibili ed immaginabili 😀 ).

Sappiamo benissimo che il nostro amatissimo reef è notevolmente più insipido del nostro amatissimo Mediterraneo. Infatti il nostro mare a seconda delle zone registra una salinità media di 36 x 1000 contro l’acqua tropicale del reef che registra una salinità media di circa 32 x 1000. Come facciamo a trasformare l’acqua mediterranea in acqua tropicale utilizzando acqua pura a salinità nominale uguale a zero?

SEMPLICE !!!! Prendiamo l’acqua di mare inseriamo un densimetro e aggiungiamo lentamente acqua pura dolce fino a raggiungere la salità ottimale! Ecco detto e fatto l’acqua è pronta!

MA SIAMO SICURI CHE TALE PROCEDURA SIA TOTALMENTE CORRETTA?

Vi dico semplicemente che questa procedura non rispecchia la perfezione in quanto alcuni fattori ci traggono in inganno e questo per logici motivi. Innanzi tutto la cosa più importante da considerare è il fattore densità che dipende molto dalla temperatura in quanto la densità non è direttamente proporzionale alla salinità perchè in funzione anche della stessa temperatura. Facile capire gli inconvenienti che potrebbero nascere se si aggiunge acqua pura ad acqua mediterranea in periodi che variano fra estate , primavera, autunno e inverno.

Quante volte vi sarà capitato di aggiungere acqua dolce a quella mediterranea misurare la salinità e dopo un pò notare oscillazioni saline anomale, si  aggiunge nuovamente sale  o  acqua pura, nei periodi più freddi costretti ad utilizzare  termoriscaldatori che impiegano ore a portare a regime l’acqua etc. etc. Con questa procedura è facile intuire che arrivare alla perfezione costa tempi lunghi e per lo più molto noiosi.

MA ALLORA COME CONVIENE DILUIRE QUESTA “SANTA ACQUA” ?

PER FORTUNA ESISTE UNA ELEMENTARISSIMA SOLUZIONE IN FORMULA MATEMATICA!! UTILIZZABILE PER VARI USI E NON SOLO NELL’AMBITO DELL’ACQUARIOFILIA!!

Questo metodo di calcolo viene chiamato CROCE DI SANT’ANDREA. La croce di sant’Andrea è un metodo di calcolo relativo a modifiche di concentrazioni che si vogliono realizzare nelle miscele in genere. (se vuoi approfondire guarda la spiegazione su WIKIPEDIA).

esempio generale di croce di sant’andrea realtivo ad una miscela acqua/alcool (img. dal web)

GRAFICO DI SANT’ANDREA APPLICATO ALLA DILUIZIONE DELL’ACQUA MARINA MEDITERRANEA CON ACQUA PURA A SALINITA’ PARI A ZERO.

Eccovi di sotto uno schema di sant’Andrea che ho creato con photoshop riguardante la diluizione dell’acqua mediterranea rispettando i parametri finali per far si che si ottenga un’acqua bilanciata per l’utilizzo nel reef domestico.

A primo impatto sembra difficile raccapezzarsi ma vi assicuro che non c’è niente di più semplice.

Il grafico in parole povere rappresenta il calcolo delle quantità di acqua da miscelare  (mediterranea/demineralizzata) , per ottenere un’acqua al 32×1000 tipica delle barriere coralline. Il valore da raggiungere viene riportato nel riquadro azzurro al centro, i due tipi di acqua iniziale da miscelare sono riportati nei due riquadri verdi a sinistra  dove indichiamo con A l’acqua mediterranea a 36×1000 e con B l’acqua pura demineralizzata con la salità a zero. Per calcolare i valori  riportati nei due riquadri verdi di destra dovremmo calcolare il valore assoluto della differenza tra i valori a sinistra e quello a centro.

NB: Per chi non lo sapesse il valore assoluto di un numero chiamato in matematica MODULO, consiste in una funzione che associa sempre ad un numero anche se negativo un numero sempre positivo e allo zero associa lo stesso zero.

Facciamoci due conti , basandoci sul grafico. (considerando ogni parte 1 ml)

Partiamo dalla concentrazione dell’acqua mediterranea (riquadro verde in alto a sinistra A) dove faremo la differenza con la concetrazione desiderata (riquadro centrale azzurro).

36-32 = 4 il cui valore assoluto resta 4

e con questo ci siamo ricavate le parti finali che serviranno per miscelare la nostra acqua mediterranea (riquadro verde a destra in basso).

tutto questo significa che ogni 32 ml di acqua mediterranea utilizzeremo 4 ml di acqua demineralizzata per avere un’acqua a 32×1000 tipica del reef. Se vogliamo miscelare 20 litri di acqua mediterranea che e pari a 20000 ml basterà ricorrere ai semplici calcoli di proporzione matematica.

 

 

 

 

 

 

 

Pochoena Sinus (Vaquita) in rischio estremo di estinzione.

vaquita
vaquita

La Pochoena Sinus chiamata in gergo Vaquita (che significa piccola mucca) è il più piccolo cetaceo oggi conosciuto al mondo. Il suo peso corporeo può arrivare appena a circa 90/100 kg e ricorda moltissimo la forma di un delfino.

delfino

L’habitat naturale di questo cetaceo consiste in una parte molto limitata delle  acque del Golfo della California causa principale per cui questo simpatico animale sta scomparendo. La situazione di questa specie negli untimi anni è diventata scoraggiante, la poplazione nell’arco di pochissimo tempo si è ridotta del 60%. Alcuni dati riferiscono che i pochi esemplari rimasti, appena una trentina, sono minacciati, anche se involontariamente dall’uomo a causa delle reti da pesca usate lungo i litorali dove vive l’animale.

Questa sconvolgente stima è stata fatta dal LUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura), inoltre secondo gli studi del Natural Resources Defense Councilil il piccolo cetaceo corre il rischio di scomparire per sempre entro la fine del 2018. Fino al 2015 si contavano circa un centinaio di esemplari

Purtroppo la situazione del piccolo cetaceo è diventata molto precaria, i pochi esemplari rimasti possono diventare potenziali vittime  della pesca se pur indirettamente, infatti la vaquita spesso è stata trovata morta incagliata nelle reti dei pescatori.

La marina americana pur di salvare questa specie in via di estinzione si sta organizzando in mare con dei delfini addestrati per cercare di recuperare e salvare mettendoli in sicurazza le pochissime decine di Pochoena rimasti.

#Le immagini di questo articolo sono state prese dal web ai fini illustrativi

Guarda i video trovati su Youtube:

 

Creatura abissale, nuova specie di pesce ritrovata in Thaillandia

Creatura abissale catturata in thaillandia.

creatura abissale
creatura abissale

Ormai è risaputo che la conoscenza riguardante gli abissi marini (in alcuni punti del globo arrivano anche ad 11.000 metri di profondità)  rimane tutt’ora un punto interrogativo per cui non bisogna mai stupirsi quando di tanto in tanto salta fuori una nuova varietà di creature “aliene” come il pesce in foto che è stato catturato lo scorso anno 2016 da alcuni pescatori lungo le coste della Thaillandia.

Dopo l’uscita del video (riportato più sotto) il filmato ha fatto il giro del mondo attraverso il web attirando l’attenzione di vari studiosi del settore.  Lo hanno definito come uno dei tanti mostri marini che vivono negli abissi, altri pensano ad una modifica genetica dovuta ai vari inquinanti che spesso e volentieri vanno a finire nel mare,  altri invece parlano di una creatura aliena 😀 . personalmente io vedo un pesce che se pur non tanto carino è stato tolto dal suo ambiente naturale per farsi punzecchiare all’aria aperta da alcuni pescatori thailandesi. (Sinceramente spero non abbia fatto una brutta fine …….al riguardo ho molti dubbi).

Questo strano pesce si suppone che viva ad una profondità compresa tra i 3000 e i 5000 metri (forse molto oltre) , ha una corporatura anquilliforme, occhi piccoli e atrofici tipici dei pesci abissali e una dentatura tipica di un letale predatore che cattura la propria preda nelle oscurita marine, (i denti sono aguzzi, lunghi e taglienti come rasoi).

Secondo la classificazione ecologica degli ecosistemi viene definito abisso marino il livello che va oltre i 200 metri di profondità.

Come detto prima tutt’oggi non abbiamo la tecnologia adatta per esplorare nel dettaglio gli abissi marini infatti a certe profondità oltre che buio totale si aggiungono pressioni elevatissime (la pressione aumenta di 1 atm ogni 10 metri). Ad oggi conosciamo le profondità e gli ecosistemi marini abissali solo per uno scarso 20/25% .

Guarda il video trovato su YOUTUBE:

#tutte le immagini di questo articolo sono state prese dal web a titolo dimostrativo.

Gli Eunice (killler come in natura anche in acquario)

eunice
eunice

Quando si parla di ospiti  indesiderati nel nostro acquario di barriera non posso fare a meno di pensare al famigerto Eunice dal Collare.

Verme altamente dannoso per i coralli di difficile cattura e visibilità in quanto notturno può rimanere celato all’occhio dell’acquariofilo per diversi mesi. Questa creaturina che può raggiungere dimensioni abnormi viene definita la piaga degli acquari di barriera. Appartiene alla famiglia degli anellidi , sono onnivori ma anche saprofagi infatti non disdegnano nemmeno materiale organico in decomposizione tipo alghe o pesci morti. Solitamente in acquario allestiscono la propria tana nei buchi delle rocce coralline in natura invece possono trovarsi anche sotto la sabbia o nella fanghiglia delle zone costiere. In acquario come detto sopra è difficilmente rintracciabile nelle ore diurne, però come i polipi (octopus) ha in vizio di accumulare materiare (detriti) in prossimità del buco della sua tana. La sua presenza in Acquario può essere notata anche se si trovano strani morsi nei coralli oppure se si notano strane sparizioni di pesci e invertebrati. NB: PIU’ GROSSO DIVENTA PIU’ DANNO FA.

Il simpaticone raramente esce dalla sua tana tranne che non sia veramente affamato, a parte tutto è possibile vederlo semiuscito dal buco della sua tana pronto ad acchiappare tutto quello che per lui è commestibile.

Di seguito un video di un eunice dal collare che ho trovato sotto la talea di un’Euphyllia, sarà stato lungo circa 5/6 cm per qualche millimetro di diametro, ma ciò nonostante riusciva a spostare verso di se talee con roccia 100 volte più pensanti del verme stesso.

Guarda il video sottostante:

 

Esiste anche un’altra specie a dir poco pazzesca che tra l’altro cerco da tempo per poterla allevare, si tratta dell’Eunice aphroditois viene chiamta in gergo BOBBIT WORMS (verme bobbit) un predatore marino la cui ferocia non ha limiti, sembra quasi una creatura uscita dalla saga dei films ALIEN. Questo “simpatico vermetto” può raggiungere i tre metri di lunghezza e ha una spiccata fantasia nel modo di uccidere e intrappolare le sue prede, infatti oltre che ad inniettare tossine alla preda si diverte anche a sezionarle per poi divorarle (da qui deriva il gergo BOBBIT WORMS). Questo tipo di Eunice a differnza delle altre specie è munito di un’apparato boccale dove alle estremità ha degli “uncini” così taglienti da poter spaccare a pezzi in un’istante la preda.

Il nostro amico è anche molto bello a vedersi (logicamente dipende dai punti di vista per alcuni è solo un disgustoso verme da eliminare). La sua livrea e visibilmente multicolore dove lungo tutto il corpo sono presenti setole urticanti che possono causare gravi danni anche alla pelle dell’uomo………..Beh adesso guardatevi il video sotto riportato che vale più di mille parole scritte:

Guarda video BOBBIT WORMS trovato su YOUTUBE :

Forest Fire varietà di Montipora digitata rossa

Forest Fire

Nomi comuni: Montipora digitata, digitata

Livelloallevamento: medio

Classificazione: SPS

Luce: medio/alta

temperatura: 25/26 °C

KH 8-12, pH 8,1-8,4

densita : 1026

Forest Fire ( incendio boschivo ), tipologia e variante di montipora digitata rossa rara e non molto comune , si differenzia dalle tradizionali per la presenza di un medio e sfumato colore verde del tessuto diffuso a zone non continue lungo lo stesso corpo dell’animale. (I polipi sono totalmente e interamente rossi). La crescita moderatamente veloce avviene in maniera non uniforme e casuale. La tonalità del rosso può variare a seconda dell’intensità della luce a cui questo spendido animale è sottoposto. La Forest Fire al momento è un tipo di montipora molto ricercata anche nei paesi europei ed extraeuropei. L’animale in foto è un frag di circa 5.5 cm di alte4zza per circa 3,5 cm in larghezza.

La propagazione di questo animale  viene gestita come molti altri coralli SPS della sua specie tra l’altro è relativamente semplice. Basta spezzare un ramo della colonia madre e una volta che il pezzo è stato rimosso basta incollarlo con cianocrilica su un pezzo di roccia o basetta per frag. E’ sempre bene tenere la Forest fire fuori dall’acqua per alcuni secondi per far si che la colla agisca e indurisca, quindi poi è possibile rimetterlo in vasca.

Come detto la Forest Fire è una Montipora digitata quindi appartenete alla famiglia dei  coralli duri  SPS. La difficolta di allevamento è relativamente semplice. (soffre i cali di KH)

 

 

Lampedusa, centro di recupero per le tartarughe marine. Liberazione di un caretta caretta

Lampedusa, centro di recupero per le tartarughe marine

esemplare di Caretta Caretta

Che dire…..questa è stata una delle esperienze più piacevoli e significative della mia vita e cioè essere stato d’aiuto allo staff della nota Biologa Marina Daniela Freggi responsabile del Centro Recupero delle Tartarughe Marine di Lampedusa. Purtroppo la mia luce al momento viene un pò offuscata a causa della tristissima notizia riguardante la  Grande Barriera Corallina Australiana che è stata ormai dichiarata morta per un innalzamento progressivo delle temperature, detto questo  non voglio parlare di questa innata catastrofe dovuta in grossa percentuale a causa dell’uomo  anche perchè l’uomo di per se o meglio alcuni uomini ogni giorno lavorano per salvaguardare la natura e le sue creature, non per gloria e nemmeno per soldi ma semplicemente perchè hanno rispetto e amore indiscusso sul creato. Tutto questo  l’ho visto con occhi e toccato con mano nella splendida Isola di Lampedusa dove ogni giorno tantissimi volontari guidati da D. Freggi operano in maniera eccellente per salvaguardare una specie in via di estinzione.

di seguito alcune foto del centro

scheletro di Caretta Caretta

uova non schiuse e tartarughine non sopravvissute

di seguito anche un esemplare trovato morto in spiaggia a causa di un amo che aveva ingoiato, le tartarughe che vengono aiutate e operate da esperti  presso questo centro a causa dell’effetto collaterale della pesca sono tantissime…..ho avuto modo di visionare varie radiografie di Caretta Caretta con all’interno ami di tutti i tipi…

di seguito l’area protetta dell’Isola dei Conigli dove ancora oggi la caretta Caretta viene a nidificare sotto la stretta sorveglianza del WWF

ISOLA DEI CONIGLI

infine voglio mostrarvi un breve video sulla liberazione di un magnifico esemplare di circa 45/50 kg, di età compresa fra 30 e 35 anni tenuto sotto controllo al centro per circa 60 giorni.

NB: CHIUNQUE VOLESSE AVERE INFORMAZIONI  PIU’ DETTAGLIATE SUL CENTRO DI RECUPERO DI LAMPEDUSA PUO’ COLLEGARSI AL SITO UFFICIALE CLICCANDO QUI. RICORDO CHE IL CENTRO VA AVANTI GRAZIE AL LAVORO DEI  VARI VOLONTARI (MOLTI ANCHE STRANIERI) GUIDATI DA D. FREGGI SENZA NESSUNO SCOPO DI LUCRO. SERVONO CONTINUAMENTE FARMACI E ATTREZZATURE ATTE A SVOLGERE I VARI LAVORI QUINDI CHI NE AVESSE VOGLIA E’ POSSIBILE ANCHE FARE DELLE PICCOLE DONAZIONI CHE FAREBBERO E FANNO LA DIFFERENZA.

sotto il video della liberazione dell’esemplare citato sopra, buona visione….

Le malattie dei pesci marini, metodi su come curarle.

Le malattie dei pesci marini, metodi su come curarle.

PREFAZIONE

Che il detto “SANO COME UN PESCE” non corrisponde a verità ormai è una cosa risaputa, infatti tutti i pesci come qualsiasi altro essere vivente si ammalano specialmente in vasca (acquario). Quando non si seguono determinati fattori di ambiente sano, popolazione equilibrata e alimentazione regolata e bilanciata ai nostri cari pesciolini si  aumenta il pericolo di incappare in gravi patologie alcune delle quali possono portare alla morte. Ma ciò nonostante anche ad avere una vasca sana e adeguate tecniche di allevamento i pesci si ammalano lo stesso per svariati fattori non strettamente connesse  a funghi o parassiti.

ATTENZIONE A NON CONFONDERE MAI UN PECE MALATO CON UNO SANO!!! Il bravo  acquariofilo conosce benissimo il comportamento normale dei pesci e si accorge tempestivamente se c’è qualcosa che non va , infatti il malessere dei pesci può essere manifestato in diversi modi:

  1. Comportamento anomalo rispetto alle proprie abitudini
  2. sbiadimento dei colori in concomitanza ad inappetenza
  3. respirazione accelerata ed affannata
  4. nuoto discontinuo a scatti
  5. strofinamento sul fondo o su corpi solidi

Quando si riscontrano questi sintomi sarà bene e sopratutto necessario un controllo accurato dei valori dell’acqua e in seguito un’esame con occhio clinico della pelle alla ricerca di eventuali parassiti o funghi.

LE MALATTIE DEI PESCI MARINI

TUTTE LE INFORMAZIONI CHE SEGUIRANNO SONO A SCOPO INFORMATIVO, USARE E PREPARARE FARMACI TIPO LE SOLUZIONI A BASE DI SOLFATO DI RAME PER LA CURA DEI PESCI PUO’ ESSERE MOLTO PERICOLOSO PER TE STESSO, GLI ANIMALI E PER L’AMBIENTE . SMALTIRE  ADEGUATAMENTE I COMPOSTI  SECONDO LE NORMATIVE VIGENTI. E’ CONIGLIATO AFFIDARSI SEMPRE A GENTE ESPERTA E ATTENERSI ALLE DOSI CONSIGLIATE. USARE SEMPRE GUANTI E OCCHIALI DURANTE UN’EVENTUALE PREPARAZIONE DI COMPOSTI.

 

L’AUTORE DI QUESTO ARTICOLO NON SI ASSUME NESSUNA RESPONSABILITA’  PER DANNI CAUSATI A PERSONE, ANIMALI O QUALSIASI ALTRA COSA CHE NE PUO DERIVARE DA USI IMPROPRI.

ELENCHEREMO SOLO LE PATOLOGIE PIU’ DIFFUSE IN VASCA

CORROSIONE DELLE PINNE: Moderatamente contagiosa .Bordi delle pinne bianchi e sfrangiati. Se la malattia non viene presa in tempo inutile cercare di curare i pesci perchè moriranno ugualmente il decorso sarà molto veloce, nel caso contrario trattare i pesci in una vasca di quarantena con solfato di rame, tripaflavina o streptomicina.

OODINIASI: Molto contagiosaLa più diffusa nelle nostre vasche, Inizia con puntini bianchi lungo tutta la livrea del pesce comprese pinne e branchie, i pesci tendono  a strofinarsi nel fondo. Se non viene fermata in tempo l’oodiniasi colpisce anche gli occhi i pesci cominciano a manifestare una respirazione affannosa localizzandosi sul fondo prima di morire. Si consigliano bagni in vasca di quarantena con solfato di rame e in un secondo tempo usare la cloromicetina. Negli ultimi anni si è cominciato ad usare anche l’olio di melaleuca che a differenza di altro si può direttamente usare in vasca (moderatamente)

DERMATOSI BIANCA: Abbastanza contagiosa. Consiste nella manifestazione di macchie bianco grigiastre sulla pelle, simile a muffe. Dopo un trattamento in vasca di quarantena con solfato di rame trattare con aureomicina o streptomicina.

PESTE ROSSA: Molto contagiosa. Se non presa in tempo causa delle gravissime  ulcere cutanee emorragiche, infiammzione grave delle pinne e degli occhi. Trattare in quarantena con solfato di rame.

COPEPODIASI: Non contagiosa. Parassiti visibili ad occhio nudo che vengono localizzati negli occhi o nelle branchie del pesce. Il trattamento consiste nell’immergere l’animale colpito per circa 15 minuti in un bagno di acqua marina dello stesso acquario con 1 ml di formalina al 35% per ogni litro di acqua. Durante il trattamento è importante somministrare aria tramite un areatore .

MICOSI INTERNA: Purtroppo questo tipo di patologia è molto  difficile da individuare allo stato iniziale. Appena si nota il manifestarsi delle piaghe cutanee, dimagrimento, corrosione delle pinne, movimenti natatori anormali, ventre gonfio e annerimento della cute il pesce al 99% dei casi  è spacciato. Si può provare un cura rialzando la temperatura a 28/29 C° e somministrando mangime imbevuto con fenoxetol. IMPORTANTE: le alte temperature dell’acqua oltre i 26 C° possono compromettere il benessere di coralli e altri animali di barriera e quindi consigliato isolare l’animale in una vasca di quarantena.

PREPARAZIONE E MODALITA’ DI ALCUNI CURATIVI

AUREOMICINA.  15/20 mg per ogni litro di acqua da utilizzare per il bagno curativo. Prima di un nuovo dosaggio rinnovare l’acqua ogni 2 gg fino alla guarigione oppure filtrarla con carbone iperattivo di buona qualità.

STREPTOMICINA. 20 mg per ogni litro di acqua da utilizzare per il bagno curativo. Prima di un nuovo dosaggio rinnovare 1/3 dell’acqua ogni 2 gg fino alla guarigione oppure filtrarla con carbone iperattivo di buona qualità.  Dopo 24 ore l’acqua potrebbe fare uno sgradevole odore dovuto alla morte batterica in generale.

TETRACICLINA-OXITETETRCICLINA-TERRAMICINA. 5/10mg per ogni litro di acqua da utilizzare per il bagno curativo. Ripetere il dosaggio ogni 3 giorni fino alla guarigione.

TRIPAFLAVINA. 1 grammo per ogni litro di acqua da utilizzare per il bagno curativo. L’acqua subito si colora di verde fluorescente. Dopo 3/4 gg filtrare con carbone iperattivo di buona qualità fino a quando non si vede più il colore del farmaco. Ripetere la cura solo se strettamente necessario.

SOLFATO DI RAME. Con questo bisogna stare attenti e attenersi alle dosi in maniera molto accurata. Il solfato di rame CuSO4 è molto tossico (da non disperdere nell’ambiente specialmente in zone dove sono presenti corsi d’acqua). Si presenta sotto forma di  cristalli blu e bastano pochi grammi più del dovuto per fare più danni che benefici. Per averne un’idea vi mostro la seguente foto con un cristallo di CoSO4 più piccolo di un pallina da ping – pong poggiato su un normale bigliettino da visita. E bene si quel piccolo pezzetto può sterminare e rendere marziano in brevissimo tempo tutto l’insieme reef di un un’acquario marino da 10.000 litri!!! 

Preparazione. Ogni litro di acqua distillata aggiungere 4 grammi di solfato di rame e 0,25 grammi di acido citrico in cristalli. Agitare bene il composto fino  quando i cristalli non siano completamente sciolti.

Dosi e utilizzo. 1 ml di soluzione ogni 4 litri di acqua da trattare.

Avvertenze. E bene rinnovare parzialmente l’acqua ogni 24 ore e anche prima  se i pesci presentano segni di instabilità. Trattamento valido solo in vasche di quarantena in assenza di coralli che morirebbene nell’arco di pochissime ore.

CLORAMFENICOLO. 20 mg per ogni litro di acqua da utilizzare per il bagno curativo.  Il bagno curativo deve durare al massimo 6 ore, meglio comunque far durare la terapia 4 ore e nei casi che lo permettono ripeterla anche altri giorni.

FENOXETOL (Liquitox). Soluzione base all’1%. Si utilizza solo per imbevervi il mangime da somministrare all’animale malato.

Altri tipi di curativi : iodio-ioduro di potassio, acqua ossigenata, olio di melaleuca, solfato di zinco, blu di metilene, permanganato di potassio etc.

Le malattie dei pesci marini, metodi su come curarle.

 

 

 

 

 

 

 

Il Riccio di mare

Riccio di mare

Appartenente alla famiglia degli echinodermi quindi alla stessa famiglia a cui appartengono anche le stelle marine (leggi anche:Le stelle marine) , Hanno uno scheletro calcareo che evidenzia chiaramente la struttura pentagonale tipica degli echinodermi.

Come quelli della loro specie è un’animale notturno il cui habit e variabile a poca profondità dal livello del mare, Nelle ore diurne di nascondono nelle cavità anche per evitare i numerosi predatori naturali come il pesce balestra che li capovolge per evitare i pericolosissimi aculei per poi sbriciolarlo e mangiarlo.

Si nutrono solo ed esclusivamente delle alghe incrostanti che nascono e crescono sulle rocce muovendosi tramite i sofisticati penduncoli idropneumatici a ventosa. I sessi sono separati e la riproduzione avviene nel rilascio simultaneo in acqua di uova e sperma. Dalle uova fecondate nasceranno in seguito le larve.

Guarda il video sottostnte dove un mespilla globulus produce sperma

Alcune specie usate anche in acquariofilia sono dotate di aculei molto lunghi come ad esempio il riccio Diadema Setosum , i cui aculei sono molto dolorosi e possono arrecare infezioni più o meno gravi. Altre specie come ad esempio il Toxopneustes pileous non solo causano dolori atroci ma possono anche causare morte per arresto cardiaco. (non tutte le specie di riccio sono pericolose).

Le stelle marine

Fanno parte della famiglia degli Echinodermi che comprendono circa 6000 specie diverse per forma e colori, tutte appartenenti all’habitat marino colonizzando qualsiasi suo ambiente tropicale e non. Appartengono al gruppo dei ricci, delle oluturie e delle ofiure , animali apparentemente diversi dalla stella marina ma simili in quanto hanno una struttura corporea simmetria pentagonale.

Archaster Typicus – stella insabbiatrice

Una caratteristica degli echinodermi è quella di possedere un perfetto sistema vascolare idropneumatico visibile specialmente quando guardiamo i numerosissimi penduncoli a ventosa che gli permettono di muoversi nel substrato roccioso o sabbioso alla ricerca di cibo.

Fra la classe degli echinodermi le stelle sono quelle che più facilmente si riconosce per la loro forma molto caratteristica. La maggior parte di essi sono predatori e cacciano molluschi e altri echinodermi. Ad esempio nelle nostre vasche  e bene tenere presente che specie di stella come la Oreaster occidentalis o la Protoreaster nodus possono attaccare e divorare ricci di mare come ad esempio il Mespilla Globulus.

Riccio Mespilla Globulus fam. echinoderm

Protoreaster nodus – stella carnivora

Alcune specie sono dei veri e propri divoratori distruttivi basti pensare all’Acanthaster Planci (chiamata comunemente stella corona di spine) che si nutre dei polipi di corallo arrecando danni gravissimi all’ecosistema del reef se non si mantiene la popolazione sotto la soglia consentita.

Le stelle di mare solitamente sono degli animali notturni che passano le ore diurne all’ombra sotto  le fenditure delle rocce  o sotto gli anfratti di corallo.Nonostante la stella marina sia protetta dalla sua pelle coriacea e anche dalla produzione di tossine ha pur sempre dei predatori naturali quali ad esempio il gambero pagliaccio che in natura si nutre solo ed esclusivamente di esse.



particolare

In molti sappiamo che una delle caratteristiche della stella marina è quella di rigenerarsi se non viene troppo danneggiata. molte volte inoltre capita che da un arto staccato dal corpo possa rigenerarsi l’intera stella.

# Il testo e le foto di questo articolo sono di proprietà di Reptilia di Fazio Gaspare, ciò nonostante puoi ugualmente divulgarle ovunque senza però manipolare i suddetti testi e foto, assicurandoti di citare anche la fonte.

Regolamentazione CITES

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da : Ministero dello Sviluppo Economico

Cosa significa CITES

La Convenzione di Washington sul Commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione, più comunemente conosciuta come CITES, è un accordo internazionale tra Stati che ha lo scopo di proteggere piante ed animali a rischio di estinzione, regolando e monitorando il loro commercio, ovvero esportazione, riesportazione e importazione di animali vivi e morti, di piante, nonché di parti e derivati.

La Convenzione si basa su un sistema di permessi e certificati che possono essere rilasciati se sono soddisfatte determinate condizioni e che devono essere presentati agli uffici doganali abilitati ai controlli dei Paesi interessati allo scambio.

La Convenzione è entrata in vigore nel 1975 e vi aderiscono attualmente 183 Membri (Parties), compresa l’Unione europea che è diventata Parte dall’8 luglio 2015.
Il Segretariato CITES è amministrato dall’ UNEP-United Nations Environment Programme che ha sede a Ginevra.

La CITES regola il commercio internazionale di circa 35.000 specie, di cui approssimativamente 30.000 sono piante. Queste specie sono riportate in 3 Appendici secondo il grado di protezione che esse necessitano. Rientrano nella Convenzione esemplari di origine selvatica (W) ma anche, e non solo, esemplari nati e allevati in cattività e piante riprodotte artificialmente.

Ogni Stato designa una o più Autorità di gestione (Management Authority) incaricate dell’emissione di permessi e certificati CITES, soggette al parere di una o più Autorità scientifiche designate a questo scopo. L’elenco completo è disponibile sul sito del Segretariato.

In Italia, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare è l’Autorità di gestione responsabile in via principale dell’esecuzione della legislazione CITES, mentre le Autorità amministrative che, unicamente, possono rilasciare permessi e certificati CITES sono:

Ministero dello Sviluppo economico – Direzione Generale per la Politica commerciale internazionale Divisione II-CITES per permessi di importazione ed esportazione.

Arma dei Carabinieri – Servizio CITES dell’Arma dei Carabinieri per notifiche di importazione, certificati di riesportazione, certificati comunitari, per mostre itineranti, di proprietà personale e per collezioni di campioni.

L’Unione europea, che rappresenta uno dei più importanti mercati di destinazione del mondo degli esemplari CITES, applica la Convenzione attraverso Regolamenti comunitari direttamente applicabili in ciascun Stato Membro.

Regolamenti Comunitari e normativa italiana di riferimento

Regolamenti dell’Unione Europea

Dal 1° gennaio 1984 la Comunità Europea ha recepito la normativa CITES con Regolamenti che, per alcune specie, sono più restrittivi di quella CITES.

I Regolamenti attualmente in vigore sono:

Regolamento (CE) 338/1997 del Consiglio (protezione delle specie di flora e fauna selvatiche attraverso il controllo del loro commercio);

Regolamento (CE) 865/2006 della Commissione (modalità di applicazione del Regolamento 338/97 del Consiglio)
Regolamento (CE) 100/2008 della Commissione (che modifica ed integra il Regolamento 865/2006);

Regolamento (UE) 791/2012 della Commissione che modifica il Regolamento (CE) 865/2006 relativo alle modalità di applicazione del Regolamento (CE) 338/97 del Consiglio;

Regolamento (UE) 870/2015 della Commissione che modifica il Regolamento (CE) 865/2006;

Regolamento (CE) 865/2006 della Commissione (testo consolidato).

Regolamento di esecuzione (UE) 792/2012 della Commissione (che stabilisce norme sulla struttura di permessi, certificati e degli altri documenti previsti dal Regolamento 338/97 del Consiglio, e che modifica il Regolamento 865/2006);

Regolamento (UE) 57/2015 della Commissione (che modifica il Regolamento 792/2012);

Regolamento (UE) 792/2012 della Commissione (testo consolidato)

Regolamento di esecuzione (UE) 736/2015 della Commissione (che vieta l’introduzione nella Comunità di esemplari di talune specie di fauna e flora selvatiche);

Regolamento (UE) 2016/2029 della Commissione (che modifica gli allegati del Regolamento del Consiglio 338/97).

Normativa italiana di riferimento

Legge n.150 del 7/2/1992 (Disciplina dei reati relativi all’applicazione in Italia della Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione) modificata dalla Legge n. 59 del 1993, dalla Legge n. 426 del 1998 e dal Decreto legislativo n. 275/2001, (testo consolidato Legge 150/1992)

Decreti del Ministero dell’Ambiente del 19/4/1996 e del 26/4/2001 che comprendono l’elenco delle specie (animali vivi pericolosi) la cui introduzione sul territorio nazionale è vietata.

Le violazioni alle disposizioni dei Regolamenti comunitari CITES, sono punite con le sanzioni previste dalla suddetta legislazione nazionale, che vanno dall’ammenda all’arresto nei casi più gravi, e comportano il sequestro e la confisca degli esemplari o dei prodotti CITES.”
DECRETO LEGISLATIVO 19 agosto 2016, n. 177 – Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche , con il seguente link:
http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/09/12/16G00193/sg

Informazioni agli Utenti

Per le imprese, i cittadini che intendono importare e/o esportare esemplari di flora, fauna o loro parti e derivati, da e verso Paesi extra UE è consigliabile che, in via preliminare, accertino se i prodotti oggetto dell’importazione/esportazione rientrino o meno nella regolamentazione CITES.

Come primo passo, quindi, è bene consultare le liste degli esemplari comprese negli allegati del Regolamento 338/97 (aggiornati dal Regolamento (UE) 1320/2014), la Checklist delle specie CITES e l’elenco delle combinazioni specie-Paese per le quali l’introduzione nell’Unione europea è vietata in applicazione del Regolamento di esecuzione (UE) 736/2015, oppure sulla base dei pareri negativi espressi dall’SRG, il Gruppo di consulenza scientifica comunitario (cui le Autorità scientifiche nazionali devono attenersi), che si possono visionare sul sito Species+ .

Inoltre, è utile consultare la pagina del sito del Segretariato dove sono elencate le “sospensioni ” del commercio decise per alcuni Paesi o combinazioni specie-Paesi.

Tutte le sospensioni e i divieti sono soggetti nel tempo a possibile modifica.

Una volta verificato lo status dell’esemplare che si intende importare o esportare, occorre procedere alla richiesta del relativo permesso al Ministero dello Sviluppo economico il quale, una volta completata l’istruttoria per la verifica dei requisiti fissati dalla normativa, la sottoporrà al parere della Commissione scientifica CITES.

Il permesso di importazione/esportazione è rilasciato, come stabiliscono le norme comunitarie, entro trenta giorni dalla data di presentazione della richiesta completa. I termini si interrompono fino all’acquisizione del previsto parere positivo della Commissione scientifica nazionale e alla conclusione di eventuali consultazioni di Autorità CITES estere.

In caso di dubbi o difficoltà, l’Ufficio è a disposizione per ogni supporto (vedi contatti).

Beni di interesse storico-artistico e strumenti musicali

Nel caso si intenda portare fuori dall’Italia beni di interesse storico-artistico, disciplinati dal Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (d.lgs. 42/2004 – artt. 10 e 11) e realizzati con materiali derivati da specie incluse negli allegati CITES del Regolamento 338/97, è necessario preventivamente ottenere dagli Uffici esportazione preposti del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT), l’attestato di libera circolazione per Paesi facenti parte della UE (ALC) o della licenza di esportazione per Paesi extra UE (per beni di oltre 50 anni e che siano opera di autore non più vivente) o aver presentato agli stessi Uffici esportazione un’autocertificazione (per beni che non superano i 50 anni o che siano opera di autore vivente).

Tali documenti dovranno essere allegati alle richieste di permessi CITES di esportazione verso Paesi terzi, rilasciati da questo Ufficio (o alle richieste di certificati CITES di riesportazione, rilasciati dal Corpo Forestale dello Stato), che sono necessari anche per l’esportazione verso Paesi terzi di strumenti musicali che abbiano componenti CITES (ad esempio avorio, legni tropicali).

Il permesso/certificato CITES va esibito presso l’ufficio doganale alla frontiera, per gli usuali controlli, all’Autorità doganale e al Nucleo operativo CITES (NOC) del Corpo Forestale dello Stato.

La sua mancanza può comportare ammende e sanzioni penali, nonché il sequestro, la confisca ed anche la distruzione degli esemplari.

Maggiori informazioni sulle norme e procedure che regolano l’esportazione di beni di interesse storico-artistico sono disponibili sul sito del MiBACT , oppure possono essere richieste ai suoi Uffici esportazione o al Servizio IV-Circolazione dei beni culturali della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

Come ottenere una licenza di importazione/esportazione

I permessi di importazione ed esportazione sono richiesti prima dell’arrivo in Dogana di animali, piante o parti e derivati; in mancanza di permesso gli esemplari sono confiscati e si incorre nei rigori della legge.

Come già indicato, l’Autorità di gestione preposta al rilascio di questi permessi è il Ministero dello Sviluppo economico-Direzione Generale per la Politica commerciale internazionale – Divisione II – CITES.

I permessi di importazione e di esportazione sono necessari per autorizzare il commercio di specie CITES con Paesi non appartenenti all’Unione Europea(1).
Per le domande dei permessi è richiesta la presentazione di appositi moduli che possono essere consegnati direttamente all’Ufficio accettazione e spedizione corrispondenza del Ministero (UASC) (vedi Modulistica), oppure inviati all’Ufficio per posta in formato cartaceo, o per posta certificata, o via telefax (vedi Contatti), allegando, in tutti i casi, la copia di un documento valido d’identità del richiedente (legale rappresentante in caso di impresa).

I moduli vanno compilati e firmati dal richiedente e devono indicare con esattezza il nome scientifico (in latino) e comune dell’esemplare che interessa. In caso di difficoltà, consultare gli allegati del Regolamento (UE) 1320/2014(2), oppure contattare l’Ufficio (vedi Contatti).
Inoltre, è richiesto il versamento dell’importo di € 15,49 per il rilascio di ciascun permesso che può riguardare un massimo di tre specie (non esemplari) (vedi Modalità di pagamento del diritto speciale di prelievo).

I moduli, debitamente sottoscritti, sono corredati, per le importazioni, della copia(3) (non il documento originale) del permesso/certificato CITES emesso dal Paese Terzo. Per le esportazioni, invece, deve essere allegato un documento che provi che gli esemplari sono stati acquisiti legalmente (ad esempio, fattura per esemplari di allegato B di origine UE, certificato UE di nascita in cattività o riproduzione artificiale, cessione a fini CITES. Nel caso di esportazione di beni di valore storico-artistico e di strumenti musicali si veda anche l’apposita sezione).

Alle domande import/export è necessario allegare, infine, l’attestazione originale del versamento di € 15,49 tramite bollettino postale, oppure la nota di eseguito del bonifico bancario o postale (vedi Modalità di pagamento del diritto speciale di prelievo).

Qualora la licenza di importazione non venisse utilizzata nel periodo di validità (un anno), la medesima deve essere restituita al Ministero dello Sviluppo economico. La stessa norma vige per le licenze di esportazione scadute o inutilizzate (periodo di validità 6 mesi).

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(1) In caso di ri-esportazione di esemplari CITES dall’Italia, verso un Paese estero non appartenente all’Unione europea, precedentemente importati in territorio nazionale, la relativa richiesta di certificato va presentata all’Arma dei Carabinieri ( ex-Corpo Forestale dello Stato-Servizio CITES)

(2) alcune specie di fauna, anche se comprese negli Allegati del Regolamento UE, non possono essere introdotte nel nostro Paese (vedi Normativa italiana di riferimento). La Convenzione e il Regolamento comunitario consentono ad ogni Stato Membro l’adozione di misure più restrittive anche in ordine alla detenzione di animali vivi.

(3) il documento originale del permesso/certificato CITES emesso dal Paese esportatore deve essere presentato in Dogana congiuntamente al permesso di importazione in Italia.

Modalità di pagamento del diritto speciale di prelievo
Sono indicate, di seguito, le modalità di pagamento del diritto speciale di prelievo (dsp) di 15,49 euro, dovuto per ciascun permesso richiesto (fino a tre specie) di importazione o di esportazione, e la documentazione dell’avvenuto pagamento da presentare insieme alla domanda e ai relativi allegati.

Pagamento mediante bollettino postale Mod. ch-8-ter, sul conto corrente n. 10178010 intestato a Tesoreria di Stato di Viterbo L. 59 13/3/93 Fauna e Flora Direz. Prot. Natura
Causale: D.M. Ambiente 28/5/93 (e i dati specificati di seguito)

per la richiesta di un unico permesso di importazione è sufficiente presentare l’attestazione originale di pagamento del bollettino, indicando nella causale anche il nome dell’importatore, nonché Paese e numero del/dei permesso/i di esportazione/certificato di ri-esportazione estero/i;
per la richiesta di più permessi di importazione presentati nello stesso giorno è anche possibile fornire, anziché singole attestazioni, la distinta dei documenti Cites di esportazione esteri di riferimento, con le relative copie, l’attestazione originale di pagamento cumulativo e le relative copie. Nella causale del bollettino sono indicati anche il nome dell’importatore e il numero dei permessi richiesti;
per la domanda di un unico permesso di esportazione è necessario presentare l’attestazione originale di pagamento che riporti, nella causale, il nome dell’esportatore, la tipologia degli esemplari (ad esempio, caviale, animali vivi, campioni biologici, ecc), il paese di destinazione e il nome dell’importatore estero;
per la richiesta di più permessi di esportazione presentati nello stesso giorno è necessario fornire una distinta, con le relative copie, dove sono indicati la tipologia degli esemplari, i relativi paesi di destinazione e i nomi degli importatori esteri, nonché l’attestazione originale, e relative copie, del bollettino di pagamento cumulativo che riporti nella causale anche il nome dell’esportatore e il numero dei permessi richiesti.

Pagamento mediante bonifico bancario o postale, i cui riferimenti sono:

TESORERIA DI STATO DI VITERBO – (Via G. Marconi, 26 – 01100 Viterbo – Italia)
IBAN: IT59J0760103200000010178010
SWIFT: BPPIITRR (lo Swift è relativo a Poste Italiane SpA, utile per chi dispone il bonifico dall’estero)
Causale: DM Ambiente 28/5/93 (e i dati che si segnalano di seguito)

per la richiesta di un unico permesso di importazione è sufficiente presentare la nota di eseguito del bonifico, attestante l’avvenuto versamento da parte dell’importatore e indicare nella causale anche Paese e numero del/dei permesso/i di esportazione/certificato di ri-esportazione estero/i;
per la richiesta di più permessi di importazione presentati nello stesso giorno è anche possibile presentare, anziché singole note di eseguito, la distinta dei documenti Cites di esportazione esteri di riferimento con le relative copie, insieme alla nota di eseguito del bonifico cumulativo e relative copie. Il bonifico riporta nella causale anche il nome dell’importatore e il numero dei permessi richiesti;
per la domanda di un unico permesso di esportazione, la nota di eseguito del bonifico riporta, nella causale, anche il nome dell’esportatore, la tipologia degli esemplari (ad esempio, caviale, animali vivi, campioni biologici, ecc), il paese di destinazione e il nome dell’importatore estero;
per la richiesta di più permessi di esportazione presentati nello stesso giorno è necessario fornire la nota di eseguito di un bonifico cumulativo, e relative copie, dove sono riportati, nella causale, anche il nome dell’esportatore e il numero dei permessi richiesti, nonché la distinta, con le relative copie, dove sono specificati la tipologia degli esemplari, i relativi paesi di destinazione e i nomi degli importatori esteri.

Consigli ai viaggiatori

Se siete interessati all’acquisto di souvenir esotici all’estero, prima di partire dall’Italia richiedete, se necessario, le opportune informazioni al Ministero dell’Ambiente o al Ministero dello Sviluppo economico o al Ministero delle Politiche agricole e forestali-Corpo Forestale dello Stato. In ogni caso è bene consultare il Regolamento (UE) 1320/2014 per le opportune verifiche.

Non è necessario presentare alcun documento CITES per introdurre nell’Unione eurpea, al proprio seguito, ovvero facenti parte del proprio bagaglio personale, le seguenti specie di allegato B:

Caviale della specie di storione (Acipenseriformes spp.), etichettato, fino a un massimo di 125 grammi a persona
“Bastoni della pioggia” di Cactacee spp. fino a un massimo di tre per persona
Esemplari morti lavorati di Crocodylia spp. (esclusa la carne e i trofei di caccia) fino ad un massimo di quattro per persona
Conchiglie Strombus gigas fino a un massimo di tre per persona
Hippocampus spp. fino a un massimo di quattro esemplari morti per persona
Conchiglie di Tridacnidae spp. fino a tre esemplari per persona di peso complessivo non superiore a tre kg., dove per esemplare si intende una conchiglia intera o due metà corrispondenti
Esemplari di legno di agar (Aquilaria spp. e Gyrinops spp.) – fino a 1 kg. di trucioli, 24 ml. di olio e due fili di grani o rosari (oppure due collane o braccialetti) per persona, complessivamente.

Modulistica

Le richieste di permessi import/export CITES vanno indirizzate a:

Ministero dello Sviluppo economico
Direzione Generale per la Politica commerciale internazionale
Div. II – Settore agroalimentare e CITES
Viale Boston, 25
00144 Roma

Le istanze possono essere presentate anche direttamente all’UASC (Ufficio accettazione spedizione corrispondenza).
L’ufficio, aperto al pubblico dal lunedì al venerdì, provvede anche alla consegna degli atti e provvedimenti adottati dall’Amministrazione.

In caso di ritiro del permesso presso l’UASC del Ministero da parte del titolare (o di un corriere munito di delega), si raccomanda al richiedente di contattare preventivamente l’Ufficio CITES per verificare l’avvenuto rilascio del permesso.
In questa sezione l’utente trova i vari moduli di richiesta dei permessi.

Prima di compilare i Moduli n.1 e n.2, si raccomanda di leggere attentamente il foglio Istruzioni e Spiegazioni

Scheda di richiesta di licenza
Istruzioni e Spiegazioni
Richiesta di licenza per una sola specie: modulo n. 1
Richiesta di licenza per più specie: moduli n. 1 e n. 2 (massimo tre)
Dichiarazione relativa alle prescrizioni inerenti l’allevamento di esemplari del genere Python

Contatti
Il Dirigente: dr.ssa ANNA FLAVIA PASCARELLI

Per informazioni e approfondimenti si può contattare l’Ufficio telefonicamente, via telefax o via e-mail:

Tel. 06 59932253
Tel. 06 59932238
Tel. 06 59932555
Tel. 06 59932164
Fax: 06 59932464
E-mail: cites@mise.gov.it

Posta Certificata: cites@pec.mise.gov.it

Centralino Ministero: 06 59931

Scheda Cladiella species

cladiella
cladiella

Nome: Cladiella species (corallo molle soft)

Dimensioni: In natura 100 cm/in acquario 20/30 cm

Valori dell’acqua

Difficolta: molto facile

Provenienza: Oceano Pacifico ,oceano Indiano,  Mar Rosso.

La Cladiella sp. è un corallo appartenente alla famiglia dei soft coralli molli, infatti è completamente privo  di scheletro, ha una forma molto simele ad un albero formando colonie abbastanza fitte e mediamente folte.

E’ un corallo di notevole  resistenza adatto all’acquario di barriera dove può tranquillamente condividere lo spazio  con altri invertebrati e pesci di piccola o media grandezza. Ha bisogno di una forte corrente d’acqua l’importante che si regolino dei moti alternati e vari (anche di stasi) in modo che l’animale non sia sottoposto  a stress continuo  e possa nutrirsi adeguatamente. Inoltre e consigliabile posizionarlo in una zona adeguatamente illuminata. (predilige da 10.000 ai 15.000 kelvin).

Se adeguatamente alimentata (con zooplancton secco) cresce molto rapidamente al punto da risultare anche infestante. Come la maggior parte dei soft è poco esigente anche se soffre una grande o eccessiva presenza di nutrienti quali no3 e po4.

I Dinoflaggellati

Chi non conosce fra gli acquariofili del reef la più antipatica delle piaghe che affligge le nostre vasche, il “flagello” per eccellenza, quello che da una visione sgradevole all’acquario, causa danni ai coralli e cioè …………quelli che comunemente chiamiamo dinoflaggelati o più precisamente DINOFLAGELLATE (Dynophycaea). Odiati da tutti assieme ad altre piaghe come la diatomee.  Sono alghe unicellulari, provviste di due flagelli, di cromatofori giallo/bruni e di placche rigide di cellulosa che formano una parete protettiva.  Costituiscono parte del plancton marino o d’acqua dolce, alcuni tipi producono tossine, altre vivono in simbiosi con altri organismi .  In natura come paradosso rispetto alle nostre vasche  essendo fotosintetiche hanno un ruolo fondamentale perché sono delle vere e proprie fabbriche di ossigeno infatti gran parte dello stesso prodotto dagli oceani e da attribuire anche a loro .

img. presa dal web

La causa maggiore dell’esplosione dei dinoflaggellati nelle nostre vasche è da attribuire solitamente alla presenza di silicati in percentuale alti ed è per questo che sono importanti i cambi regolari nell’acquario con acqua di qualità dove le resine anti NO2,NO3 e SI dell’impianto di osmosi siano sempre efficienti.

Rimediare o sgominare le Diato in vasca non è sempre una missione facile. Anche alcuni dei prodotti specifici in commercio purtroppo parecchie volte non svolgono la funzione disinfettante.

Per quanto riguarda i rimedi se così li possiamo chiamare  visto che alle volte funzionano e altre no (dipende anche dalle vasche in questione), citiamo le seguenti punti:

  •  Bisogna controllare i valori chimici dell’acqua e nel qual caso ripristinarli. (sopratutto deve sparire la presenza di silicati)
  •  Fare cambi regolari con acqua di qualità e se richiesto fare la sifonatura del fondo
  • Rimuovere i dino aspirandoli (io personalmente ho sempre usato il siringone in plastica da 60 ml)
  • Aumentare il flusso della corrente delle pompe di movimento in modo che non si formino zone stagnanti

 

Scheda Trachyphyllia Geoffroy

 

Scheda Trachyphyllia

Nome Scientifico:Trachyphyllia geoffroy

Luogo di provenienza: Indo-Pacifico, Africa orientale , Mar Rosso , Papua-Nuova Guinea, sud-est del Giappone .

Genere: LPS

Movimento: Medio/lento

Illuminazione: Media o moderatamente forte (dipende dai colori)

Difficoltà: Facile

Trachyphyllia rossa vicino ad una scolymia Vitiensis

 La T.G è molto comune  sui fondali sabbiosi in prossimità delle coste, può essere avvistata fino a profondità che variano da 10 a 40 metri ed è per questo che nella nostre vasche alcune specie non devono essere messe a picco sotto la luce. Per semplicità diciamo che le traky scure come quelle marroni o grigiastre non devono essere mai messe  dirette sotto la luce, quelle rosse e specialmente quelle verde fluo invece ne hanno parecchio bisogno.

Come molti LPS esige  molti nutrimenti organici quindi in acquario non necessitano di parametri chimici perfetti come quelli che richiedono gli SPS.
E’ un corallo duro dotato di apparato scheletrico rotondo di circa 7/8 cm (da aperta può arrivare anche oltre i 15 cm di diametro).
La colorazione di T.G è molto  varia verde fluo, ross, turchese,grigio bluastro etc.

Esemplare multicolor di T.G.

Animale simbione contiene al suo interno le alghe del tipo zooxanthella che gli danno parte del  nutrimento di cui ha bisogno inoltre può essere alimentata manualmente, in natura durante le ore di luce si estroflette   per catturare lo ZOOPlancton inoltre il movimento non deve essere troppo forte in modo che l’animale possa estroflettersi senza stress. (In acquario vanno bene anche pezzetti di gamberetto).

scheletro di T.G

La Trachyphyllia geoffroyi è tra gli LPS più facili da allevare l’importante che l’animale una volta messo in acquario sia perfettamente integro, ossia il suo tessuto deve ricoprire totalmente lo scheletro, nel qual caso compriate delle traky che mostrano parzialmente zone leggermente tirarte (dove si vede lo scheletro) sappiate che quell’animale molto ma molto probabilmente morirà. Difficilmente una traky tirata riesce a risanarsi.

NB: Occhio alla tipologia di pesci presenti in vasca, alcune specie di essi hanno un debole per questo magnifico corallo.

# Il testo e le foto di questo articolo sono di proprietà di Reptilia di Fazio Gaspare, ciò nonostante puoi ugualmente divulgarle ovunque senza però manipolare i suddetti testi e foto, assicurandoti di citare anche la fonte.

Scheda Scolymia Australis

 

Scheda Scolymia

Nome: Scolymia australis

Tipologia: LPS

Difficoltà di allevamento: Medio/Facile

Habitat: Oceano Pacifico meridionale, coste meridionali dell’Australia.

Luce: Media

Corrente medio/lenta

Questo magnifico corallo da qualcuno è definito il più bel corallo del mondo per i suoi svariati colori fluorescenti. Ambito dagli amanti del reef casalingo la Scolymia è un corallo duro appartenente all’ordine degli LPS, dotato di uno scheletro calcareo a forma di disco (spesso circa 2 cm) si presenta nelle più svariate  colorazioni. Presenta un’apparato orale centrale dove tutt’attorno possono fuoriscire vari tentacoli che bloccano il cibo e lo portano verso la bocca. (è consigliato alimentare di notte) Come la maggior parte degli LPS è un simbionte infatti all’interno del tessuto contiene le alghe zooxanthelle che gli conferiscono i suoi spettacolari colori e gli forniscono parte del suo sostentamento.

 

In acquario  la Scolymia è poco aggressiva  nei confronti degli altri coralli nonotante ciò è opportuno considerare il fatto che di notte estroflette i suoi tentacoli che sono mediamente urticanti. (Scolymie di grosse dimensioni 7/8 cm di diametro potrebbero catturre con i polipi piccoli pesci e mangiarli)

Non ama la luce molto forte e diretta, va posta in basso alla vasca in un piano roccioso ebisogna evitare di poggiarla direttamente sulla sabbia. Può essere alimentata manualmente con piccoli pezzi di gambero,pesci o semplicemente con del mangime per pesci vitaminizzato. Anche se non disdegna le acque grasse è sempre utile fare regolarmente dei cambi di acqua e aggiungere oligoelementi.

E’ possibbile ricavarne talee ma  differenza di altri LPS c’è un grandissima percentuale di fallimento quindi sconsiglio specialmente a chi non ha esperienza di prodigarsi  ciò, eviterete di rovinare e far morire uno dei capolavori che la natura ci ha regalato.

Scheda Nemenzophyllia Turbida

Scheda Nemenzophyllia

Nome Scientifico:  Nemenzophyllia Turbida

Luogo di provenienza: Penisola del Sinai,  Litorale africano orientale, Madagascar meridionale, Indonesia Filippine.

Genere: LPS

Movimento: Medio/lento

Difficoltà: Medio/Facile

Animale non molto comune e quindi poco conusciuto da una gran parte degli acquariofili. L’allevamento nel reef di casa non necessita di tanta esperienza visto che questo affascinante animale appartenente all’ordine dei coralli duri LPS (con scheletro calcareo) è medimente fcile da mantenere. La Nemenzophyllia turbida presenta caratteristiche scheletriche molto simili a quelle di alcuni tipi di  Euphyllia al punto che  nel 1986  J.. Veron  dubitò fortemente della validità morfologica della tipologia biologica di questo animale. 

In natura  questo corallo vive  in  zone  lagunose e sabbiose con poca corrente ed è per questo che in vasca deve essere collocato a terra a contatto con la sabbia in una zona dove le pompe di movimento non stressino troppo l’nimale, per capirci deve essere trattato quasi al pari delle Goniopora che usualmente dividono lo stesso habitat in natura. (Il teoria è sconsigliato tenere Nemenzophyllia turbida in un berlinese).osservata fino a 35 metri di profondità.

Questo corallo è stato scoperto solo pochi decenni fa da Hodgson – Ross nel 1981. In natura si può avvistare fino a 35 metri di profndità, ha un colore che vira dal grigio chiaro fino d arrivare al verde oliva.  Ha uno scheletro  molto fragile e leggero dovuto al fatto che in grande percentuale l’interno scheletrico è pieno di cavità,  i polipi molto carnosi non possiedono tentacoli e da aperto si può scambiare facilmente per una colonia di Actinodiscus.

Secondo la mia esperienza la Nemenzophyllia turbida è uno dei coralli duri più resistenti e con la più spiccata  capacità di rigenerazione. Infatti è molto facile da taleare, Finora non ho avuto mai problemi di necrosi dovuti al taglio della colonia per ricavarne pezzi più piccoli, inoltre dopo il taglio in meno di 24 ore la talea comincia già ad aprirsi e in 72 ore è completamente rigenerata.

talee

Guarda il video sotto sulla taleazione di N.T.

# Il testo e le foto di questo articolo sono di proprietà di Reptilia di Fazio Gaspare, ciò nonostante puoi ugualmente divulgarle ovunque senza però manipolare i suddetti testi e foto, assicurandoti di citare anche la fonte.