Serrasalmus Nattareri- Piranha allevamento in acquario

INTRODUZIONE

Il Piranha viene descritto per la prima volta verso il 1648 da George Margrave in un suo testo – Historia Naturalis Brasiliae.

A differenza di quello che la maggior parte dei neo acquariofili pensa,  l’allevamento di un piranha con il relativo allestimento della vasca non è mai una cosa così semplice. Infatti questi “simpatici pesciolini” non sono alla portata di tutti a causa della complicata gestione e impegno che essa richiede.

Se volete avventurarvi a questo tipo di allevamento è bene innanzi tutto fare le seguenti considerazioni.

  • Avrete bisogno di una vasca dinon sotto i 400/500 litri di volume netto per formare un gruppo non superiore ai 4 esemplari.
  • I piranha hanno bisogno di cure costanti ed è per questo che i valori dell’acqua devono essere tenuti sempre in stato ottimale. (i piranha mangino carne che inquina facilmente la vasca)
  • L’alimentazione deve essere bilanciata e molto varia. (con gli esemplari adulti può essere anche molto costoso alimentarli per bene)
  • Ricreare un sistema di illuminazione adeguato che non sia troppo forte , infatti i piranha gradiscono i nature le zone d’ombra poco illuminate. (Addirittura gli adulti preferiscono cacciare di notte).

Seguendo questi “semplici passi diciamo che abbiamo già fatto il grosso del lavoro.

serrasalmus
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Serrasalmus Natttareri

Queste secondo me è la specie più conosciuta nel mondo dell’acquariofilia. Il Serrasalmus Nattareri (piranha dal ventre rosso), conosciuto e ormai molto  famoso  per la sua primordiale ferocia. Vi assicuro che un’attcco specialmente in natura comandato da un branco di ventre rosso può diventare devastante e letale per qualsiasi forma di vita che si avventura nel loro regno.

HABITAT

Vive in gruppo (a seconda dell’età i gruppi possono essere formati da 10 a 100 individui) nelle zone tropicali a Est delle Ande – Sud-America, dove la temperatura dell’acqua raggiunge valori ottimali compresi tra i 25 e 27 °C . (alcune specie di piranha non vivono in gruppo come ad esempio il Serrasalmus Irritans)

I Piranha odiano la luce infatti solitamente si attivano il pomeriggio per poi andarsi ad intanare durante le ore notturne.

Ferocissimo predatore è dotato di denti  ricurvi  di forma triangolare simili a quelli degli squali, ma a differenza degli squali i denti del piranha  si chiudono perfettamente a cerniera rendendo questo pesce una vera e propria macchina predratrice letale.

Allevamento in acquario

Prima di acquistare un piranha come detto sopra dobbiamo munirci di una vasca abbastanza ampia con ottimi sistemi di filtraggio che sia già stata allestita almeno un mese prima. (I tempi di maturazione dell’acqua sono molto importanti). Un piranha adulto ha bisogno almeno dai 250 ai 300 litri di acqua quindi tenete presente che se partite con una vasca di 400 litri con 4 piranha prima o poi per gli esemplari dovrete disporre di una vasca di almeno 1000 litri specialmente se vorrete provare eventuali riproduzioni. I piranha odiano nitriti e nitrati (un alto tasso di questi nutriente può diventare fatale)

di seguito vi riporto i valori fondamentali da mantenere in vasca

  • temperatura da 25 a 27 °C
  • buona areazione dell’acqua tramite apparati specifici per acquari
  • ph 6.9/7
  • nitrati NO3 al di sotto dei 50 mg/litro
  • nitriti NO2 prossimi allo zero

Il piranha è tipico dell’amazzonia quindi l’allestimento della vasca deve essere tale da ricreare tale ambiente ricco di piante e nascondigli tanto quanto basta a far muovere senza problemi i pesci. Il substrato (fondo)  deve essere di ghiaia con granulometria di circa 2,5 mm oppure sabbia. (evitare colori di ghiaia e sabbia chiari che riflettono la luce). Come piante vive utilizzare piante molto robuste come la Vallisneria Americana, la Microsorum Pteropus, muschi e Anubias gigantea quest’ultima molto utile a creare le zone d’ombra.

 

anubias
anubias



ALIMENTAZIONE

So per esperienza che chi acquista un piranha la prima cosa che farà è buttargli il povero pesce rosso per vederlo sbrandellare in men che non si dica. Tale pratica non voglio dire che sia di entità sadica diciamo più che altro che è palesemente inutile e molte volte dannosa agli stessi piranha  in quanto molti pesci d’allevamento non contengono le caratteristiche alimentari che richiede il piranha. Quello che consiglio sono mangimi granulari bilanciati altamente proteici, gamberi congelati con tutto il guscio (togliere la testa), pezzi di cuore di bue (levitare gli altri organi), cozze, carne di bue un volta ogni 10 gg.

EVITARE LA CARNE DI MAIALE!!!
Seguendo alla lettera tutto quello che è stato riportato in questo articolo avrete sempre esemplari in ottima forma e con vistosi e brillanti ventri rossi.

Regolamentazione CITES

cites

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da : Ministero dello Sviluppo Economico

Cosa significa CITES

La Convenzione di Washington sul Commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione, più comunemente conosciuta come CITES, è un accordo internazionale tra Stati che ha lo scopo di proteggere piante ed animali a rischio di estinzione, regolando e monitorando il loro commercio, ovvero esportazione, riesportazione e importazione di animali vivi e morti, di piante, nonché di parti e derivati.

La Convenzione si basa su un sistema di permessi e certificati che possono essere rilasciati se sono soddisfatte determinate condizioni e che devono essere presentati agli uffici doganali abilitati ai controlli dei Paesi interessati allo scambio.

La Convenzione è entrata in vigore nel 1975 e vi aderiscono attualmente 183 Membri (Parties), compresa l’Unione europea che è diventata Parte dall’8 luglio 2015.
Il Segretariato CITES è amministrato dall’ UNEP-United Nations Environment Programme che ha sede a Ginevra.

La CITES regola il commercio internazionale di circa 35.000 specie, di cui approssimativamente 30.000 sono piante. Queste specie sono riportate in 3 Appendici secondo il grado di protezione che esse necessitano. Rientrano nella Convenzione esemplari di origine selvatica (W) ma anche, e non solo, esemplari nati e allevati in cattività e piante riprodotte artificialmente.

Ogni Stato designa una o più Autorità di gestione (Management Authority) incaricate dell’emissione di permessi e certificati CITES, soggette al parere di una o più Autorità scientifiche designate a questo scopo. L’elenco completo è disponibile sul sito del Segretariato.

In Italia, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare è l’Autorità di gestione responsabile in via principale dell’esecuzione della legislazione CITES, mentre le Autorità amministrative che, unicamente, possono rilasciare permessi e certificati CITES sono:

Ministero dello Sviluppo economico – Direzione Generale per la Politica commerciale internazionale Divisione II-CITES per permessi di importazione ed esportazione.

Arma dei Carabinieri – Servizio CITES dell’Arma dei Carabinieri per notifiche di importazione, certificati di riesportazione, certificati comunitari, per mostre itineranti, di proprietà personale e per collezioni di campioni.

L’Unione europea, che rappresenta uno dei più importanti mercati di destinazione del mondo degli esemplari CITES, applica la Convenzione attraverso Regolamenti comunitari direttamente applicabili in ciascun Stato Membro.

Regolamenti Comunitari e normativa italiana di riferimento

Regolamenti dell’Unione Europea

Dal 1° gennaio 1984 la Comunità Europea ha recepito la normativa CITES con Regolamenti che, per alcune specie, sono più restrittivi di quella CITES.

I Regolamenti attualmente in vigore sono:

Regolamento (CE) 338/1997 del Consiglio (protezione delle specie di flora e fauna selvatiche attraverso il controllo del loro commercio);

Regolamento (CE) 865/2006 della Commissione (modalità di applicazione del Regolamento 338/97 del Consiglio)
Regolamento (CE) 100/2008 della Commissione (che modifica ed integra il Regolamento 865/2006);

Regolamento (UE) 791/2012 della Commissione che modifica il Regolamento (CE) 865/2006 relativo alle modalità di applicazione del Regolamento (CE) 338/97 del Consiglio;

Regolamento (UE) 870/2015 della Commissione che modifica il Regolamento (CE) 865/2006;

Regolamento (CE) 865/2006 della Commissione (testo consolidato).

Regolamento di esecuzione (UE) 792/2012 della Commissione (che stabilisce norme sulla struttura di permessi, certificati e degli altri documenti previsti dal Regolamento 338/97 del Consiglio, e che modifica il Regolamento 865/2006);

Regolamento (UE) 57/2015 della Commissione (che modifica il Regolamento 792/2012);

Regolamento (UE) 792/2012 della Commissione (testo consolidato)

Regolamento di esecuzione (UE) 736/2015 della Commissione (che vieta l’introduzione nella Comunità di esemplari di talune specie di fauna e flora selvatiche);

Regolamento (UE) 2016/2029 della Commissione (che modifica gli allegati del Regolamento del Consiglio 338/97).

Normativa italiana di riferimento

Legge n.150 del 7/2/1992 (Disciplina dei reati relativi all’applicazione in Italia della Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione) modificata dalla Legge n. 59 del 1993, dalla Legge n. 426 del 1998 e dal Decreto legislativo n. 275/2001, (testo consolidato Legge 150/1992)

Decreti del Ministero dell’Ambiente del 19/4/1996 e del 26/4/2001 che comprendono l’elenco delle specie (animali vivi pericolosi) la cui introduzione sul territorio nazionale è vietata.

Le violazioni alle disposizioni dei Regolamenti comunitari CITES, sono punite con le sanzioni previste dalla suddetta legislazione nazionale, che vanno dall’ammenda all’arresto nei casi più gravi, e comportano il sequestro e la confisca degli esemplari o dei prodotti CITES.”
DECRETO LEGISLATIVO 19 agosto 2016, n. 177 – Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche , con il seguente link:
http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/09/12/16G00193/sg

Informazioni agli Utenti

Per le imprese, i cittadini che intendono importare e/o esportare esemplari di flora, fauna o loro parti e derivati, da e verso Paesi extra UE è consigliabile che, in via preliminare, accertino se i prodotti oggetto dell’importazione/esportazione rientrino o meno nella regolamentazione CITES.

Come primo passo, quindi, è bene consultare le liste degli esemplari comprese negli allegati del Regolamento 338/97 (aggiornati dal Regolamento (UE) 1320/2014), la Checklist delle specie CITES e l’elenco delle combinazioni specie-Paese per le quali l’introduzione nell’Unione europea è vietata in applicazione del Regolamento di esecuzione (UE) 736/2015, oppure sulla base dei pareri negativi espressi dall’SRG, il Gruppo di consulenza scientifica comunitario (cui le Autorità scientifiche nazionali devono attenersi), che si possono visionare sul sito Species+ .

Inoltre, è utile consultare la pagina del sito del Segretariato dove sono elencate le “sospensioni ” del commercio decise per alcuni Paesi o combinazioni specie-Paesi.

Tutte le sospensioni e i divieti sono soggetti nel tempo a possibile modifica.

Una volta verificato lo status dell’esemplare che si intende importare o esportare, occorre procedere alla richiesta del relativo permesso al Ministero dello Sviluppo economico il quale, una volta completata l’istruttoria per la verifica dei requisiti fissati dalla normativa, la sottoporrà al parere della Commissione scientifica CITES.

Il permesso di importazione/esportazione è rilasciato, come stabiliscono le norme comunitarie, entro trenta giorni dalla data di presentazione della richiesta completa. I termini si interrompono fino all’acquisizione del previsto parere positivo della Commissione scientifica nazionale e alla conclusione di eventuali consultazioni di Autorità CITES estere.

In caso di dubbi o difficoltà, l’Ufficio è a disposizione per ogni supporto (vedi contatti).

Beni di interesse storico-artistico e strumenti musicali

Nel caso si intenda portare fuori dall’Italia beni di interesse storico-artistico, disciplinati dal Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (d.lgs. 42/2004 – artt. 10 e 11) e realizzati con materiali derivati da specie incluse negli allegati CITES del Regolamento 338/97, è necessario preventivamente ottenere dagli Uffici esportazione preposti del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT), l’attestato di libera circolazione per Paesi facenti parte della UE (ALC) o della licenza di esportazione per Paesi extra UE (per beni di oltre 50 anni e che siano opera di autore non più vivente) o aver presentato agli stessi Uffici esportazione un’autocertificazione (per beni che non superano i 50 anni o che siano opera di autore vivente).

Tali documenti dovranno essere allegati alle richieste di permessi CITES di esportazione verso Paesi terzi, rilasciati da questo Ufficio (o alle richieste di certificati CITES di riesportazione, rilasciati dal Corpo Forestale dello Stato), che sono necessari anche per l’esportazione verso Paesi terzi di strumenti musicali che abbiano componenti CITES (ad esempio avorio, legni tropicali).

Il permesso/certificato CITES va esibito presso l’ufficio doganale alla frontiera, per gli usuali controlli, all’Autorità doganale e al Nucleo operativo CITES (NOC) del Corpo Forestale dello Stato.

La sua mancanza può comportare ammende e sanzioni penali, nonché il sequestro, la confisca ed anche la distruzione degli esemplari.

Maggiori informazioni sulle norme e procedure che regolano l’esportazione di beni di interesse storico-artistico sono disponibili sul sito del MiBACT , oppure possono essere richieste ai suoi Uffici esportazione o al Servizio IV-Circolazione dei beni culturali della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

Come ottenere una licenza di importazione/esportazione

I permessi di importazione ed esportazione sono richiesti prima dell’arrivo in Dogana di animali, piante o parti e derivati; in mancanza di permesso gli esemplari sono confiscati e si incorre nei rigori della legge.

Come già indicato, l’Autorità di gestione preposta al rilascio di questi permessi è il Ministero dello Sviluppo economico-Direzione Generale per la Politica commerciale internazionale – Divisione II – CITES.

I permessi di importazione e di esportazione sono necessari per autorizzare il commercio di specie CITES con Paesi non appartenenti all’Unione Europea(1).
Per le domande dei permessi è richiesta la presentazione di appositi moduli che possono essere consegnati direttamente all’Ufficio accettazione e spedizione corrispondenza del Ministero (UASC) (vedi Modulistica), oppure inviati all’Ufficio per posta in formato cartaceo, o per posta certificata, o via telefax (vedi Contatti), allegando, in tutti i casi, la copia di un documento valido d’identità del richiedente (legale rappresentante in caso di impresa).

I moduli vanno compilati e firmati dal richiedente e devono indicare con esattezza il nome scientifico (in latino) e comune dell’esemplare che interessa. In caso di difficoltà, consultare gli allegati del Regolamento (UE) 1320/2014(2), oppure contattare l’Ufficio (vedi Contatti).
Inoltre, è richiesto il versamento dell’importo di € 15,49 per il rilascio di ciascun permesso che può riguardare un massimo di tre specie (non esemplari) (vedi Modalità di pagamento del diritto speciale di prelievo).

I moduli, debitamente sottoscritti, sono corredati, per le importazioni, della copia(3) (non il documento originale) del permesso/certificato CITES emesso dal Paese Terzo. Per le esportazioni, invece, deve essere allegato un documento che provi che gli esemplari sono stati acquisiti legalmente (ad esempio, fattura per esemplari di allegato B di origine UE, certificato UE di nascita in cattività o riproduzione artificiale, cessione a fini CITES. Nel caso di esportazione di beni di valore storico-artistico e di strumenti musicali si veda anche l’apposita sezione).

Alle domande import/export è necessario allegare, infine, l’attestazione originale del versamento di € 15,49 tramite bollettino postale, oppure la nota di eseguito del bonifico bancario o postale (vedi Modalità di pagamento del diritto speciale di prelievo).

Qualora la licenza di importazione non venisse utilizzata nel periodo di validità (un anno), la medesima deve essere restituita al Ministero dello Sviluppo economico. La stessa norma vige per le licenze di esportazione scadute o inutilizzate (periodo di validità 6 mesi).

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(1) In caso di ri-esportazione di esemplari CITES dall’Italia, verso un Paese estero non appartenente all’Unione europea, precedentemente importati in territorio nazionale, la relativa richiesta di certificato va presentata all’Arma dei Carabinieri ( ex-Corpo Forestale dello Stato-Servizio CITES)

(2) alcune specie di fauna, anche se comprese negli Allegati del Regolamento UE, non possono essere introdotte nel nostro Paese (vedi Normativa italiana di riferimento). La Convenzione e il Regolamento comunitario consentono ad ogni Stato Membro l’adozione di misure più restrittive anche in ordine alla detenzione di animali vivi.

(3) il documento originale del permesso/certificato CITES emesso dal Paese esportatore deve essere presentato in Dogana congiuntamente al permesso di importazione in Italia.

Modalità di pagamento del diritto speciale di prelievo
Sono indicate, di seguito, le modalità di pagamento del diritto speciale di prelievo (dsp) di 15,49 euro, dovuto per ciascun permesso richiesto (fino a tre specie) di importazione o di esportazione, e la documentazione dell’avvenuto pagamento da presentare insieme alla domanda e ai relativi allegati.

Pagamento mediante bollettino postale Mod. ch-8-ter, sul conto corrente n. 10178010 intestato a Tesoreria di Stato di Viterbo L. 59 13/3/93 Fauna e Flora Direz. Prot. Natura
Causale: D.M. Ambiente 28/5/93 (e i dati specificati di seguito)

per la richiesta di un unico permesso di importazione è sufficiente presentare l’attestazione originale di pagamento del bollettino, indicando nella causale anche il nome dell’importatore, nonché Paese e numero del/dei permesso/i di esportazione/certificato di ri-esportazione estero/i;
per la richiesta di più permessi di importazione presentati nello stesso giorno è anche possibile fornire, anziché singole attestazioni, la distinta dei documenti Cites di esportazione esteri di riferimento, con le relative copie, l’attestazione originale di pagamento cumulativo e le relative copie. Nella causale del bollettino sono indicati anche il nome dell’importatore e il numero dei permessi richiesti;
per la domanda di un unico permesso di esportazione è necessario presentare l’attestazione originale di pagamento che riporti, nella causale, il nome dell’esportatore, la tipologia degli esemplari (ad esempio, caviale, animali vivi, campioni biologici, ecc), il paese di destinazione e il nome dell’importatore estero;
per la richiesta di più permessi di esportazione presentati nello stesso giorno è necessario fornire una distinta, con le relative copie, dove sono indicati la tipologia degli esemplari, i relativi paesi di destinazione e i nomi degli importatori esteri, nonché l’attestazione originale, e relative copie, del bollettino di pagamento cumulativo che riporti nella causale anche il nome dell’esportatore e il numero dei permessi richiesti.

Pagamento mediante bonifico bancario o postale, i cui riferimenti sono:

TESORERIA DI STATO DI VITERBO – (Via G. Marconi, 26 – 01100 Viterbo – Italia)
IBAN: IT59J0760103200000010178010
SWIFT: BPPIITRR (lo Swift è relativo a Poste Italiane SpA, utile per chi dispone il bonifico dall’estero)
Causale: DM Ambiente 28/5/93 (e i dati che si segnalano di seguito)

per la richiesta di un unico permesso di importazione è sufficiente presentare la nota di eseguito del bonifico, attestante l’avvenuto versamento da parte dell’importatore e indicare nella causale anche Paese e numero del/dei permesso/i di esportazione/certificato di ri-esportazione estero/i;
per la richiesta di più permessi di importazione presentati nello stesso giorno è anche possibile presentare, anziché singole note di eseguito, la distinta dei documenti Cites di esportazione esteri di riferimento con le relative copie, insieme alla nota di eseguito del bonifico cumulativo e relative copie. Il bonifico riporta nella causale anche il nome dell’importatore e il numero dei permessi richiesti;
per la domanda di un unico permesso di esportazione, la nota di eseguito del bonifico riporta, nella causale, anche il nome dell’esportatore, la tipologia degli esemplari (ad esempio, caviale, animali vivi, campioni biologici, ecc), il paese di destinazione e il nome dell’importatore estero;
per la richiesta di più permessi di esportazione presentati nello stesso giorno è necessario fornire la nota di eseguito di un bonifico cumulativo, e relative copie, dove sono riportati, nella causale, anche il nome dell’esportatore e il numero dei permessi richiesti, nonché la distinta, con le relative copie, dove sono specificati la tipologia degli esemplari, i relativi paesi di destinazione e i nomi degli importatori esteri.

Consigli ai viaggiatori

Se siete interessati all’acquisto di souvenir esotici all’estero, prima di partire dall’Italia richiedete, se necessario, le opportune informazioni al Ministero dell’Ambiente o al Ministero dello Sviluppo economico o al Ministero delle Politiche agricole e forestali-Corpo Forestale dello Stato. In ogni caso è bene consultare il Regolamento (UE) 1320/2014 per le opportune verifiche.

Non è necessario presentare alcun documento CITES per introdurre nell’Unione eurpea, al proprio seguito, ovvero facenti parte del proprio bagaglio personale, le seguenti specie di allegato B:

Caviale della specie di storione (Acipenseriformes spp.), etichettato, fino a un massimo di 125 grammi a persona
“Bastoni della pioggia” di Cactacee spp. fino a un massimo di tre per persona
Esemplari morti lavorati di Crocodylia spp. (esclusa la carne e i trofei di caccia) fino ad un massimo di quattro per persona
Conchiglie Strombus gigas fino a un massimo di tre per persona
Hippocampus spp. fino a un massimo di quattro esemplari morti per persona
Conchiglie di Tridacnidae spp. fino a tre esemplari per persona di peso complessivo non superiore a tre kg., dove per esemplare si intende una conchiglia intera o due metà corrispondenti
Esemplari di legno di agar (Aquilaria spp. e Gyrinops spp.) – fino a 1 kg. di trucioli, 24 ml. di olio e due fili di grani o rosari (oppure due collane o braccialetti) per persona, complessivamente.

Modulistica

Le richieste di permessi import/export CITES vanno indirizzate a:

Ministero dello Sviluppo economico
Direzione Generale per la Politica commerciale internazionale
Div. II – Settore agroalimentare e CITES
Viale Boston, 25
00144 Roma

Le istanze possono essere presentate anche direttamente all’UASC (Ufficio accettazione spedizione corrispondenza).
L’ufficio, aperto al pubblico dal lunedì al venerdì, provvede anche alla consegna degli atti e provvedimenti adottati dall’Amministrazione.

In caso di ritiro del permesso presso l’UASC del Ministero da parte del titolare (o di un corriere munito di delega), si raccomanda al richiedente di contattare preventivamente l’Ufficio CITES per verificare l’avvenuto rilascio del permesso.
In questa sezione l’utente trova i vari moduli di richiesta dei permessi.

Prima di compilare i Moduli n.1 e n.2, si raccomanda di leggere attentamente il foglio Istruzioni e Spiegazioni

Scheda di richiesta di licenza
Istruzioni e Spiegazioni
Richiesta di licenza per una sola specie: modulo n. 1
Richiesta di licenza per più specie: moduli n. 1 e n. 2 (massimo tre)
Dichiarazione relativa alle prescrizioni inerenti l’allevamento di esemplari del genere Python

Contatti
Il Dirigente: dr.ssa ANNA FLAVIA PASCARELLI

Per informazioni e approfondimenti si può contattare l’Ufficio telefonicamente, via telefax o via e-mail:

Tel. 06 59932253
Tel. 06 59932238
Tel. 06 59932555
Tel. 06 59932164
Fax: 06 59932464
E-mail: cites@mise.gov.it

Posta Certificata: cites@pec.mise.gov.it

Centralino Ministero: 06 59931

Ambystoma mexicanum (Axolotl)

Ambystoma
Ambystoma

Ambystoma

Per quello che mi riguarda l’Axolotl scientificamente chiamato Ambystoma Mexicanum è uno degli anfibi più strani e affascinanti che la natura abbia mai creato. Se pur un’anfibio quest’essere è molto speciale è presenta caratteristiche che nessun altro della sua famiglia possiede, motivo per cui molti scienziati ne studiano con rigore le particolarità biologiche. Il suo habitat naturale è il Messico e più precisamente vive solo ed esclusivamente nel lago Xolchimico perennemente in acqua . Può raggiungere i 25/30 cm di lunghezza e una vita di 15/20 anni di vita. Come detto prima è un’anfibio molto particolare, direi primordiale, infatti lui non fa metamorfosi rimanendo per tutta la vita in acqua   a differenza di tutti gli altri anfibi ( causa anomalia genetica) che la fanno  per adattarsi alla vita terrestre e respirare aria per mezzo di polmoni. Praticamente l’Axolotl nasce e vive in acqua fino alla morte, non fa metamorfosi ed è come se restasse eternamente un’animale allo stato giovanile, un eterno bambino in stile Peter Pan.L’Ambystoma mexicanum si trova almeno per quanto se ne sa, soltanto nel Messico centrale  nelle acque del lago Xochimilco e nelle sue vicinanze le paludi di Chalco. (un tempo anche nei laghi Texcoco e Zumpango ma ormai letteralmente scomparso, per cui si può già cominciare a pensarlo come una specie in via d’estinzione).

L’Axolotl è pur sempre considerato una salamandra (o tritone), infatti morfologicamente è dotato di arti e coda per nuotare tranquillamente. Nella parte posteriore della testa presenta degli evidenti barbigli o ciuffi che gli servono come apparato branchiale, è un’animale molto vorace che preda di notte vermi e piccoli pesci. (In acquario può essere alimentato con larve di zanzara).

La caratteristica che più mi affascina di questo splendido animale è la capacità di rigenerare gli arti, inoltre hanno un’incredibile capacità di guarigione al punto che dopo ogni ferita non rimangono nemmeno le cicatrici. Da recenti studi inoltre si è scoperto che riescono a rigenerare parti vitali come quelle del cervello. (solo le parti meno primarie).

Takashi Amano il Re dell’acquariofilia dolce naturale

Foto da: clicca qui

TUTTE LE FOTO DI QUESTO ARTICOLO SONO STATE PRESE (IN BASSA RISOLUZIONE) DAL WEB A TITOLO ILLUSTRATIVO. 

Takashi Amano  Niigata, 18 luglio 1954 – Niigata, 4 agosto 2015.

Morto all’eta di 61 anni oggi viene ricordato come la più grande figura che sviluppo le tecniche e le modalita riguardanti l’acquaristica dolce. Perchè Takashi Amano è stato uno dei massimi esperti  dell’acquariofilia d’acqua dolce?

 

Perchè tutt’oggi viene considerato il padre dell’acquariofilia dolce naturale?

E bene si perchè a Takashi Amano  a livello internazionale gli venne  riconosciuto il merito di aver introdotto i concetti del cosidetto “giardinaggio zen giapponese” in acquariofilia a livelli che chi non sa rimarrebbe folgorato nella visione delle sue surreali creazioni.

foto dal web

Per capire ciò basta visionare le svariate  composizioni acquaristiche che creava a dir poco “da lasciarci gli occhi”, caratterizzate da arrangiamenti tipicamente e volontariamente asimmetrici  di piante acquatiche con equilibri ben studiati che spesso e volentieri venivano integrati con rocce e legni di vario genere.

Le vasche che lui creava si possono considerare dei veri e propri  paesaggi acquatici delle vere e proprie  rappresentazioni in miniatura   di paesaggi naturali a livello da essere considerate delle vere e proprie opere d’arte.

Iniziò prestissimo a interessarsi all’acquariologia. Entrò a far parte del Club Biologico fondato e organizzato dal Prof. Nagashima famoso club che si distinse in ambito nazionale per aver vinto diversi premi. L’interesse iniziale di Amano  furono i pesci tropicali, che studiò con  grande passione. L’interesse verso le piante acquatiche fu successivo e deriva dalla scoperta che in Germania fosse diventato moda l’hobby di allestire acquari rappresentanti ecosistemi in miniatura (Acquario Berlinese). Fu allora che pensò di potersi dedicare allo studio di piante e pesci tropicali.

Fu anche un grande amatore ed esperto di fotografia naturalistica, nel 1976 iniziò a pubblicare foto e articoli specifici di piante e pesci tropicali che studiò nei suoi numerosi viaggi in Africa , Asia e soprattutto nelle isole meridionali del Giappone dove vi era natura incontaminata, per ciò vinse numerosi premi. Amano è l’autore di Nature Aquarium World, una serie di tre volumi fotografici sull’allestimento di acquari d’acqua dolce. Ha anche pubblicato il libro Aquarium Plant Paradise.

Ad Amano viene anche riconosciuto il merito di aver reso popolare l’uso delle piante acquatiche del tipo Glossostigma elatinoides e Riccia fluitans in acquaristica e l’introduzione di gamberi come mezzo per il controllo della crescita delle alghe, nonché dell’Akadama come substrato per la crescita delle piante d’acquario, già utilizzato nelle colture bonsai. Una di queste specie di gamberetti d’acqua dolce viene proprio chiamata gambero di Amano o Gambero Yamato (Caridina multidentata, precedentemente Caridina japonica) in suo onore. In seguito alla scoperta che queste specie divorano grandi quantità di alghe, Amano chiese ad un distributore locale di procurargliene diverse migliaia. Da allora sono divenute un must in plantacquariologia.

Ha anche sviluppato una linea di accessori per acquariologia nota con il nome ADA (Aqua Design Amano).

 

La luce solare e i suoi colori

Luce solare

Cosa c’entra il sole e la luce emanata in un articolo residente in un sito di acquariofilia? E bene si! Vi posso dire che per capire le condizioni di illuminazione ideali per i vostri reef o per le vostre vasche di acqua dolce e bene capire almeno quali siano le condizioni favorevoli per ricreare o adattare la “PLAFONIERA “ perfetta cioè il nostro amatissimo Sole fonte di energia e vita. Tranquilli elencherò solo le nozioni base perchè lo studio della luce e le relative leggi di per se è più complicato di quello che si pensa.

Partiamo dal primo punto LE LUNGHEZZE D’ONDA

In molti sapete che lo spettro luminoso del sole è costistuito da uno spettro base da cui è formata tutta la luce visibile che corrisponde ai colori del mitico arcobaleno (l’occhio umano non vede tutta la frequenza luminosa).

img. presa dal web

spettro visibile all’occhio umano

La suddivisione dei colori visibili ad occhio nudo partendo da una lunghezza d’onda di 700 nm (vedi figura sopra) si catalogano con i colori  rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto quest’ultimo con una lunghezza d’onda di 400 nm.

img. presa dal web

A scuola i più bravi si ricorderanno che il signor  Newton mostrò che un prisma triangolare  riesce a separare  un raggio di luce solare nei colori stessi dell’arcobaleno  e allo stesso tempo  un secondo prisma rimette insieme tutti i colori, formando di nuovo la tipica luce bianca a cui siamo abituati. Da questo si deduce che la luce in genere  è una combinazione naturale di tutti i colori dell’arcobaleno.

Secondo punto SPETTRO VISIBILE E LA PERCEZIONE VISIVA DEI COLORI

Sempre i più bravi si ricorderanno che il  nostro occhio contiene tre tipi di cellule dette fotosensibili (sensibili alla luce), ognuna di queste tre tipologie di cellula è specializzata o sensibile a una differente banda di colore: una banda per il rosso, un’altra per il verde e un’altra per il blu.

img. presa da web

Ogni colore visibile dall’occhio umano (non vale per altre forme di vita terrestri)  incluso i colori come il marrone, il verde oliva e altri colori assenti nell’arcobaleno  è semplicemente un imput che il nostro cervello elabora quando miscela  segnali provenienti da queste 3 bande di colore luminoso. Logicamente la cosa non vale per alcuni soggetti a cui mancano alcuni tipi di cellule dell’occhio i daltonici. Questo è il motivo per cui i televisori e le stampanti a colori ad esempio sono basate sui tre colori definiti primari rosso, verde e blu. questo lo chiameremo semplicemente spettro visibile.

Terzo Punto LO SPETTRO INVISIBILE ………così sembra il titolo di un film horror 😀 

La luce solare oltre che emanare onde luminose visibile ha anche delle frequenze particolari che non sono visibili all’occhio umano. Per semplicità parleremo solo di due tipologie di spettro non visibile le radiazioni infrarosse e quelle ultraviolette

Radiazioni infrarosse

Le radiazioni infrarosse sono le onde elettromagnetiche a minore frequenza che corrispondono al colore rosso ed è proprio per questo che vengono chiamate così. La loro lunghezza d’onda coincide esattamente con la trasmissione del calore infatti la  sensazione che si prova quando andiamo al mare e prendiamo il sole è generata dalla percezione umana degli stessi raggi solari infrarossi.

ultravioletti      infrarossi

Radiazioni ultraviolette

Le radiazioni ultraviolette (UV —–> ne esistono di vari tipi UVA,UVB,UVC) sono le onde elettromagnetiche ad elevata frequenza corrispondenti alla luce violetta. Alcune di queste onde emanate dal sole sono letali per la vita ma grazie alla  presenza dell’ozono nell’atmosfera (quello stesso ozono che stiamo distrugendo) terrestre giungono sino  a noi “filtrati” cioè ci arrivano UV che se presi in giusta quantità non sono dannosi anzi! I raggi solari ultravioletti sono infatti alla base della fotosintesi e dei processi chimici necessari per la vita animale e vegetale.  Concludendo…..

ECCO PERCHE’ LA LUCE NELLE VOSTRE VASCHE E’ DI VITALE IMPORTANZA!!! MOLTI ESSERI MARINI SONO FOTOSINTETICI OSSIA HANNO BISOGNO DI FARE LA FOTOSINTESI PER MEZZO DELLA LUCE AL SOLO SCOPO DI RIUSCIRE A SOPRAVVIVERE. NEL CASO DI MOLTI CORALLI (anche piante terretri e alghe marine) ALL’INTERNO DEL LORO TESSUTO HANNO DELLE ALGHE SIMBIONTI CHIAMATE ZOXANTHELLE CHE PER MEZZO DELLA STESSA LUCE E FOTOSINTESI RIESCONO A PRODURRE IL NUTRIMENTO NECESSARIO ALLA CRESCITA DEL CORALLO .PIU’ DELLE  VOLTE RIMANE SECONDARIO IL FATTO DI COMBINARE NEON T5 O LED (per lo più utilizzati in acquariofilia) AL SOLO SCOPO  ESTETICO CROMATICO VISIVO, IL BRAVO ACQUARIOFILO ACQUISTA O SI AUTOCOTRUISCE SEMPRE UNA PLAFONIERA ADATTA ALLE  ESIGENZE DEGLI ANIMALI CHE DOVRA’ ALLEVARE MISCELANDO SPETTRO VISIBILE E INVISIBILE!!